L’Italietta ai tempi del Covid19 non è colpa della Germania

L’Italietta ai tempi del Covid19 non è colpa della Germania

Gli effetti del COVID-19 sull’economia italiana sono devastanti, simili per grandezza e capillarità agli esiti infausti di un conflitto bellico (perso). Da giorni il nostro paese si è abbandonato ad un chiacchiericcio cialtrone sul come sostenere la spesa sanitaria e la ricostruzione economica, ormai distrutto da settimane di chiusura forzata. Dapprima virologi improvvisati, i politici, i giornalisti e chiunque possa avere accesso alla TV si trasforma in economista, giurista e costituzionalista, con la medesima incompetenza.

L’italietta stretta attorno al suo tricolore come ai bei tempi di Tardelli o Cannavaro, alza la voce contro l’Europa. Diciamocelo, questo chiacchiericcio è surreale, quasi più surreale di quello sul virus e mostra la cifra di cosa sia ormai il dibattito pubblico italiano e della mediocrità degli attori tutti del panorama politico-culturale italiano. Si parla di MES, SURE, BEI in qualsiasi talk show politico e tutti gli interventori – che siano politici, economisti o giornalisti – non solo danno la sensazione, ma ci informano candidamente di non sapere di cosa stiano parlando e tanto è lecito, perché giustificato dall’emergenza. Così, se tutti sono virologi – quando gli stessi virologi non sembra capiscano molto del virus – tutti diventano economisti e giuristi, ma sempre con lo stesso metodo: il non sapere nulla di nulla.

Un continuo parlare per sentito dire, per richiami di altri, per copia e incolla da tesine da universitari guasconi. Un tratto ormai distintivo della cialtroneria tutta italiana che non legge, che non approfondisce che non è ormai più colta o quantomeno preparata ma sempre e solo informata, de relato nella migliore delle ipotesi. Nessuno che si prenda la briga di leggere un trattato o di capire quale sia la procedura per modificarlo, così come nessuno che si chieda cosa siano questi DPCM che di fatto hanno ristretto le nostre libertà, più delle grandi dittature del passato, della cui liberazione a breve faremo sfoggio di festa e giubilo, ma sempre confinati sui balconi. Quindi MES, anzi no, anzi MES light, ovvero senza condizionalità, e poi la Troika e gli Eurobond, anzi Coronabon, ancora meglio Recovery Fund, così come gli olandesi e i loro paradisi fiscali o i cattivi tedeschi… i soliti cattivi tedeschi nipotini dell’innominabile.

Questa superficialità, questo dividersi su ogni questione per bieco interesse di campanile, dà il senso di un paese che non ha fatto i conti con la propria storia, neanche quelli economici. Un paese bloccato nella sindrome dell’8 settembre 1943. Conti con la propria storia che la cattiva Germania ha fatto e ha amaramente pagato, seppur qualche politico nostrano (tra i più preparati, tra l’altro) accompagnato da una pattuglia di amministratori locali (anche loro tra i meno peggio) abbiano avuto la faccia tosta di negare, rinfacciando con una mortificante lettera al popolo tedesco fatti di decenni orsono, totalmente scollegati dalla realtà e senza alcun senso storico.

Sia chiaro, qui non si fa la difesa della Germania. Non si vogliono certo negare i vantaggi che la Germania, con le sue industrie e le sue banche, ha avuto fino ad ora dalla moneta unica; così come non si vuole negare la costante miopia politica dei tedeschi nella gestione dell’Unione Europea; ancora non si vuole negare che tutti i richiamati meccanismi finanziari europei inevitabilmente si tradurranno in un commissariamento politico de facto dell’Italia.

Altre vie, come la monetizzazione del debito, andrebbero percorse o quantomeno dibattute. Di questa via, in Europa si discute ed anche famosi economisti italiani, da sempre posizionati su tesi europeiste, iniziano ad affrontare la questione e a rompere veri e propri tabù. Eppure, in Italia questo dibattito non si è aperto, se non nelle dirette social notturne del Porf. Alberto Bagnai. In Italia, si preferisce parlare dei cattivissimi tedeschi e della cancellazione del loro debito pubblico post II guerra mondiale.

Ma davvero i tedeschi non ripagarono i debiti della II guerra mondiale? Davvero l’Italia diede il proprio assenso alla cancellazione di parte del debito pubblico tedesco? I tedeschi ebbero lo stesso trattamento riservato agli italiani, loro alleati durante la guerra? Proponiamo qui uno studio dell’Osservatorio Conti Pubblici Italiani, diretto dal Prof. Cottarelli e ne consigliamo una lettura “laica”, focalizzando la propria attenzione esclusivamente ai dati. Per onore della verità.

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