Shugalei, il film che racconta la Libia post-Gheddafi [film con sottotitoli in inglese]

Shugalei, il film che racconta la Libia post-Gheddafi [film con sottotitoli in inglese]

Shugalei è un film russo. Lo diciamo così, all’inizio, perché non ci possano essere equivoci dopo, quando, guardandolo, la narrazione ti sembrerà avvincente e stupefacenti ti appariranno le nozioni acquisite. Merito anche di Denis Neimand, il regista che, sia qui ribadito, è non solo russo, ma – considerato l’anno di nascita – addirittura sovietico. Non è che la “nazionalità” del film abbia tanto rilievo, quando – ad esempio – vediamo prodotti di Hollywood, ma ci uniformiamo in tal senso alla Verità di Youtube, su cui potete vedere il film, con tanto di avviso che RT – testata giornalistica che ha pubblicato il lungometraggio – è finanziato in parte o in toto dalla Russia.

[Per vedere il film sottotitolato in inglese, premere “c” durante la riproduzione]

 

Ecco, chiarito questo, possiamo proseguire e completare la frase: Shugalei è un film russo, ambientato nella Libia post-Gheddafi. Si tratta di un docu-film che parla del rapimento di un sociologo russo – appunto Maxim Shugalei – e del suo traduttore Samer Sweifan da parte del gruppo salafita “Rada”, agli ordini del GNA (Governo di Accordo Nazionale), guidato da Fayez al Sarraj.

Il valore di un film con scopo documentaristico si misura prima di tutto con la capacità di dire e spiegare ciò che non si sa. Partiamo quindi dal dato che emerge con maggiore “insolenza” dalla narrazione di Neimand, ossia il profondo legame tra la parte di Libia rappresentata nel film e Muhammar Gheddafi. Il motivo che avrebbe portato i salafiti al rapimento di Shugalei, secondo quanto raccontato dal film, sarebbe proprio la ricerca condotta dal sociologo e pronta ad essere mostrata al mondo. Lo studioso russo, infatti, ha condotto un’indagine demoscopica, che avrebbe dimostrato che il governo riconosciuto dall’Onu, il GNA di al Sarraj, sarebbe privo di legittimità. La maggior parte della popolazione della stessa Tripolitania sarebbe devota infatti a Gheddafi.

Il film comincia, dopo un incuriosente flash-forward, proprio con un confronto a Zintan tra il protagonista e uno dei figli del Colonnello, quel Saif al-Islam che era visto come il più probabile successore di Muhammar Gheddafi. La ricerca di Shugalei avrebbe quindi contribuito a delegittimare al Sarraj, in favore del figlio del Colonnello, di cui oggi – ufficialmente – non si sa nulla, ma che, nel film, viene presentato come vivo e pronto a prendere in mano le redini del paese.

Le violenze perpetrate nel paese nordafricano possono essere snobbate con un cinico “si sa che certe cose accadono”, soprattutto dopo nove anni di guerra civile e incessanti interventi stranieri (dalla Francia, che tutto ha fatto deflagrare, alla Turchia, passando per Qatar, Egitto ed Emirati). Se cinismo deve essere, sia posto almeno al servizio di qualcosa e sia utile a porre domande giuste: “Se il governo di oggi è meno amato di quello di ieri e sta in piedi solo grazie a torture e uccisioni, perché, e contro chi, è stato rovesciato il regime del Colonnello?” Ecco, Shugalei va visto proprio per questo: per avere uno sguardo diverso su quanto accaduto in un paese che a noi italiani non dovrebbe essere indifferente. E non stupisce che, essendo un film ‘atipico’, non lo si trovi su Netflix.

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