Si salvi chi può

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Siamo sull’orlo del precipizio. Chi? Noi tutti, insomma la Nazione. O forse è meglio dire il Paese, altrimenti sembriamo troppo sovranisti. Ce lo ripetono in continuazione. Oggi, ad esempio, ce lo spiega il grande economista Giavazzi sul Corriere della Sera: “Siamo come sulla cresta di un ghiacciaio: un altro passo falso e potremmo cadere nel vuoto”. Stai in macchina, ascolti Radio24 e Oscar Giannino ci ricorda che “rischiamo in tempi non lontanissimi di varcare la soglia di 400-450 [… ] e poi tutti sappiamo, ma ve lo ricordiamo [… ] che saremo nell’allarme vero… ”. Di che parla? Dello spread, ritornato di moda dopo l’estate del 2011, quando questo famoso spread – che non conosceva nessuno – fece cadere il Governo Berlusconi e diede il via al Governo di Monti, quello della Fornero, dell’austerity e dei tagli allo stato sociale. Sul Sole 24 ore, giornale di Confindustria, vi è un più sobrio articolo sul fatto che per la prima volta da quando esiste il Fiscal Compact, il Def, il documento di economia e finanza con cui il governo annuncia il suo programma economico, non prevede interventi strutturali verso il pareggio di bilancio. Ciò comporterebbe la violazione dell’articolo 81 della Costituzione, che sancisce, appunto, che il pareggio di bilancio è un obbligo costituzionale, con poche eccezioni. Ma lo fa solo dal 2012, sotto il governo Monti.

Insomma, siamo messi male. La colpa è di questo governo, che ha deciso che la manovra economica sarà in deficit e precisamente che il rapporto deficit/Pil sarà il 2,4%. Che significa? Che per questa manovra lo Stato spenderà più di quanto incassa in un anno e che questo debito sarà pari al 2,4 % del Prodotto interno lordo. Detto così c’è da preoccuparsi. In effetti così ci si indebita, ed anche una massaia sa che questo non è un bene. Questo farà aumentare lo spread. A proposito, ma che è? È il differenziale tra i BTP della Germania (considerato il debitore più solvibile che c’è) e quelli dell’Italia. Più sale, più significa che il debito dello Stato costa di più. Si, perché per finanziarsi lo Stato emette i propri titoli, che vengono acquistati sul mercato e rendono a chi li acquista. Questo spread è importante, perché se i mercati non ci considerano affidabili, per vendere i nostri titoli dobbiamo promettere di ripagarli sempre più lautamente. Sono i famosi interessi sul debito, che incidono sul bilancio statale.

Ora capiamo perché nel 2011 Monti ci ha salvato e perché Oscar Giannino, e tantissimi altri, sono così preoccupati. E capiamo pure perché Monti, secondo i diktat della UE, ottenne dal parlamento di blindare il pareggio di bilancio costituzionalizzandolo. Meno male. All’epoca ci salvarono. C’è qualcosa però che non quadra.

Eh si, perché questa narrazione ci dice che siamo in mano a dei folli. Che ci portano volutamente al fallimento. Faremo come l’Argentina, insomma falliremo e sarà impoverimento per tutti. Molto peggio di adesso. Questi folli, ce lo dice sempre oggi il Corriere, nei sondaggi circa le intenzioni di voto aggiornate al 4 ottobre, possono contare sul oltre il 62% per cento dei consensi, con un aumento considerevole rispetto alle elezioni di Marzo da cui è nata questa maggioranza, nella maniera tribolata che conosciamo. Quindi folli loro, folle la maggioranza che li appoggia. Insomma, gli italiani sono dei deficienti. Che la democrazia abbia fallito? Ma no. Questo succede quando il populismo e il qualunquismo prendono il sopravvento e allora c’è chi cavalca il malcontento, promette soluzioni e ricette semplicistiche e prende voti facili. Insomma, ci sono dei momenti, anche in democrazia, dove le pulsioni peggiori emergono e l’elettore diventa un ignorante, pronto a farsi abbindolare dal politicante di turno. Ed è proprio quello che accade oggi. Era accaduto anche con Berlusconi, dopo tangentopoli. Poi l’italiano era improvvisamente ritornato intelligente a fasi alterne, votando per Prodi, D’Alema, Renzi e il Pd. Ora è deficiente di nuovo. Ma c’è possibilità di guarigione. Ed ecco in campo i medici: Giavazzi, Oscar Giannino, Saviano. Ma sono solo alcuni tra i tantissimi che accorrono al capezzale della Nazione… oops, del paese.

Noi vogliamo solo dire che questa opera di guarigione dovrebbe essere più incisiva. Insomma, va fatto capire bene all’italiano medio quello che sta succedendo. Perché se solo all’italiano medio capita di fare una ricerca sul rapporto deficit/pil negli ultimi anni, troverà che era al 3% nel 2013 (governo Monti), al 2,90% nel 2013 (Monti-Letta), di nuovo al 3% nel 2014 (Letta-Renzi), al 2,60 nel 2015 (Renzi), al 2,50 nel 2016 (Renzi Gentiloni), al 2,30 nel 2017 (Gentiloni). È chiaro che va in confusione. Se poi vuole andare a controllare quando in Italia è stato raggiunto il pareggio di bilancio, troverà che è avvenuto 2 volte nella storia del belpaese: nel 1876 e nel 1925. Per cui diventa difficile spiegargli perché adesso è cosi fondamentale.

Se poi è uno davvero testardo e vuole approfondire la questione ed entrare nel merito, forse trova pure fior fior di economisti (come Paul Krugman, ma è uno tra i tanti) che spiegano che il pareggio di bilancio è una follia, e che porta alla distruzione dello stato sociale e alla fine della protezione per le fasce deboli. Capite? Cosi va a finire che questo italiano ignorante fa 2+2 e si chiede perché proprio Monti ha inserito il pareggio di bilancio in Costituzione e perché la sinistra italiana ha finito il lavoro cominciato dal consigliere della Goldman Sachs. Magari si ricorda del Jobs act. E se poi è cosi appassionato, come spesso accade all’italiano medio che conosce vita, morte e miracoli dei protagonisti di Uomini e Donne, va a finire che si chiede pure perché il debito pubblico è un problema da noi, quando non lo è mai stato prima del 2002.

Bisogna intervenire subito, perché il nostro potrebbe arrivare a chiedersi perché siamo sotto il ricatto dello spread e perché mai dobbiamo preoccuparci della “credibilità” nei confronti dei mercati. E se è normale che il denaro l’Italia lo va a comprare da questi mercati (pagandolo caramente)  venendo così privata della sovranità monetaria e della possibilità di una reale ed efficace politica economica. E se è davvero deficiente, arriverà a chiedersi che cosa è questa moneta che ha in tasca (sempre di meno in realtà), l’euro. E come si è arrivati a sostituire l’euro alla lira. E va a finire che trova che la Germania, prima dell’entrata nell’Euro, cresceva meno dell’Italia, aveva un settore privato enormemente più indebitato dell’Italia e che il nostro paese aveva una produzione industriale superiore a quella tedesca ed in costante crescita. E tornerà al punto di partenza chiedendosi perché adesso la Germania è affidabile e noi un paese povero. E magari cercherà cosa diceva Giavazzi all’epoca dell’entrata nell’euro. Cosa diceva Giannino. Cosa diceva Monti. Cosa dicevano insomma i medici, quando ci davano la medicina. Che in greco significa veleno.

Noi ricordiamo bene cosa diceva, ad esempio, Prodi, nel 2001, al Financial Times: “Sono sicuro che l’euro costringerà a introdurre un nuovo insieme di strumenti di politica economica. Proporli adesso è politicamente impossibile? Ma un bel giorno ci sarà una crisi e si creeranno i nuovi strumenti”. Aveva previsto tutto, il grande statista. Perfino la crisi. Ma dobbiamo fermarci qui, sperando anche che lo faccia l’italiano ignorante. Perché con Prodi si apre un altro mondo… la separazione tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro (Ciampi e Andreatta, 1981). Poi arriviamo a Tangentopoli (1992). Il Britannia (1992, Draghi, Amato, ecc.).  Se vuole estendere la sua sete di ignoranza, magari l’italiano va a verificare come altri paesi d’Europa, Germania in testa, hanno sforato in questi anni i famosi parametri. Per cui svelti…bisogna fermare l’italiano medio, altrimenti la sua ignoranza ci porterà all’abisso.

 

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