Compagni, l’antifascismo è una scusa

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Su, diciamocelo… tanto non ci legge nessuno. Avete ottenuto la “liberazione” del Salone del Libro, Altaforte non ci sarà. Il male non passa. Ora potete brindare a questa nuova vittoria, siete ancora vivi. Almeno sembra a voi. A noi altri, e credo che siamo in buona compagnia, sembrate morti che camminano.

Alcuni di voi, per carità, saranno in buona fede. Pensano ancora che esiste il male che assedia il vostro mondo di democrazia, libertà e uguaglianza, costruito con tanta fatica dai vostri nonni, o bisnonni, più di 70 anni fa, quando al Nord diedero l’aiutino alle armate del bene, mentre al Sud ci pensava qualcun altro. Per questi tra voi basta gridare al Fascismo, censurare i libri che danno fastidio, per pulirsi la sempreverde coscienza rivoluzionaria. E a vederli così ingenui fanno tenerezza, sembrano bambini davanti alla playstation, completamente soggiogati dal nulla.

Poi ci siete voi altri. Quelli intelligenti. Voi avete seguito la lezione di Gramsci, avete studiato, occupato la cultura, accademica e non. E quando uno è intelligente, quando uno studia, le cose le sa. Ce l’avete insegnato voi. E se sa, non può ignorare. Per questo è evidente che il vostro antifascismo è una scusa. Una foglia di fico per coprire il vostro silenzio. Il vostro silenzio sui bambini greci ed europei che muoiono per le politiche liberiste. Il vostro silenzio sui fenomeni migratori, che non avete il coraggio di descrivere per quello che sono, ovvero deportazioni di esseri umani. Il vostro silenzio sul precariato imperante nel mondo del lavoro. Il vostro silenzio imbarazzato sui vostri veri amici, i Soros di turno, che finanziano le vostre battaglie sui “diritti”, mentre voi avete dimenticato ciò che dovevate difendere. Il vostro silenzio sul vero potere. È solo una piccola parte delle cose che non dite e che fate finta di non vedere.

Marx si rivolterebbe nella tomba a vedervi oggi. Per noi niente di nuovo, vi abbiamo sempre riconosciuto, da voi che interpretate da sempre la storia secondo materia non ci aspettavamo di più. Apprezziamo la coerenza. Però il re è nudo e adesso tutti possono vedere e sentire sulla loro pelle a cosa porta la vostra cultura, la vostra eguaglianza di facciata e la vostra concezione di democrazia, ad uso e consumo dei poteri forti. Di cui apparite umili servitori. Quindi, tanto di cappello, compagni. Pure l’omertà è un valore in certi casi.

Altaforte non esporrà i suoi libri a Torino, ma il mondo è più grande del vostro salone e della censura che avete imposto. Una precisazione va fatta però,  a proposito di cultura, quella vera…sono giorni che sentiamo voi e i vostri sodali, in radio e in televisione, storpiare il nome della ormai nota casa editrice… chi la chiama Altiforte, chi Altoforte. Viene da sorridere a pensare che Altaforte niente altro è che il titolo di una sestina di Ezra Pound, uno dei più grandi poeti del secolo. Altaforte è il castello del poeta provenzale trobadorico, Bertand de Born, di cui Pound riprende l’inno alla guerra cavalleresca, che poco ha a che fare con la guerra che piace a Voi. Tornando a de Born, fu citato nella Commedia da Dante… ma forse questo per Voi è troppo. Siamo già usciti dal salone…

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